Bud Spencer Blues Explosion – Vivi Muori Blues Ripeti

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Realtà come i Bud Spencer Blues Explosion fanno bene alla musica, specialmente a quella italiana, la quale attualmente vive di fenomeni social e revisionismi spacciati per novità. Dove la linea di demarcazione fra mainstream e underground si è notevolmente fatta meno netta – e questo non può che essere un bene – ma è anche vero che in questo nuovo iato che si è venuto a creare, in questa specie di terra di nessuno, tutti, ascoltatori e artisti, sono ancora alla ricerca di una precisa direzione. E dove c’è sempre il rischio, quindi, che tutto cambi affinché nulla cambi.

Al di là dei propri gusti personali in fatto di stili, generi e suoni, il duo formato da Adriano Viterbini e Cesare Petulicchio rappresenta una certezza per quanto riguarda una certa attitudine, che alcuni definirebbero non senza una certa autocompiacenza come “rock” – e forse non sbaglierebbero, anche se l’etichetta ha oggi un sapore troppo pubblicitario – ma che si può dire che rientra semplicemente in quell’amore e in quella passione riversati nel fare musica che diventa vera e propria ragione di vita. I Bud Spencer Blues Explosion sono un gruppo affiatato, compatto, un’entità pulsante che non vuole perdere tempo e che mira a dire poche cose ma chiare. Per questo motivo, la loro miglior arma musicale è il blues, inacidito col fuzz, accompagnato da testi più personali ed intimi e traslato poi nella sensibilità contemporanea di artisti quali The Black Keys, Jack White, Queens of the Stone Age, Rage Against The Machine e tanti altri. Un’idea di musica che, oltre l’urgenza e la spontaneità, mette al centro anche l’esperienza che i due musicisti hanno conseguito nel corso della loro carriera, grazie alle numerose collaborazioni in veste di autori o di strumentisti e ai vari tour e concerti, anche oltreoceano.

Questo mondo, quest’attitudine, questo modo di concepire la musica fatta di sudore e dedizione incondizionata, che a volte ci dimentichiamo che esiste al di là delle visualizzazioni e dei like, riemerge completamente nei dieci brani del nuovo album “Vivi muori blues ripeti”. Un titolo ad effetto ma che potrebbe dare una vaga idea di come qui non conti nient’altro che la musica, il groove, il tiro, i riff, da far andare in circolo continuamente come sangue nelle vene. A nove anni dalla pubblicazione del disco omonimo e a undici dalla loro fondazione, i BSBE sono ormai una realtà consolidata nel panorama musicale italiano, con un seguito trasversale che attinge sia al bacino più “indie” e sia a quello più classicamente rock. Di conseguenza, Viterbini e Petulicchio non devono dimostrare niente a nessuno, concependo un album che dalla prima all’ultima canzone va sicuro per la sua strada, non curante di tutto ciò che gli accade intorno in termini di mode, tendenze e ultime sonorità. “Vivi muori blues ripeti” suona 100% BSBE ma nello stesso tempo allarga un po’ il discorso aggiungendovi una vena più asciutta, dal sapore quasi cantautorale, che attenua in parte l’irruenza stoner del disco precedente. Risaltano quindi i testi, alcuni scritti da Umberto Maria Giardini e Davide Toffolo, e una maggiore apertura e ariosità dei pezzi quali Di fronte a te, di fronte a me, la sbilenca Allacci e sleghi, la sensuale La donna è blu e la conclusiva Calipso, uno dei pezzi più belli dell’album, dove Led Zeppelin e QOTSA jammano insieme su una spiaggia d’estate.

E il blues? Si nasconde fra i ritmi secchi della batteria e le note scoppiettanti della chitarra, ma il suo odore di zolfo, se si ascolta bene, è sempre lì. “Spirito cattivo, vieni dal fuoco della terra/ Spirito cattivo, vieni da un buco nella terra”: così canta Toffolo in Io e il demonio, quasi una libera rilettura del classico di Robert Johnson. Alla fine, anche in questo loro quarto album i BSBE non hanno dimenticano il sapore e il colore del blues.

 

Carlo Cantisani

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