Baustelle – L’Amore e la Violenza, VOL.2

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Raccontare un nuovo album dei Baustelle non è mai facile, soprattutto per chi, come il sottoscritto, li segue da ormai dodici anni, precisamente dal mitico brano La guerra è finita, grazie al quale i tre di Montepulciano hanno cominciato a guadagnarsi la fama, divenuta ormai definitiva di eccellenza del mondo indie italiano.

Certo, un ritorno così imminente in pochi se lo aspettavano (per non dire nessuno), eppure ad appena un anno di distanza dal primo ecco sfornato il secondo capitolo della saga L’amore e la violenza. Se il primo poteva sembrare destabilizzante dal punto di vista del sound dominato dall’elettronica, quasi a testimoniare una conversione di Bianconi e  compagni al nuovo indie pop italiano, dopo aver ascoltato il sequel c’è solo da stare tranquilli; i nostri magnifici tre stanno semplicemente cavalcando la modernità senza dimenticare da dove arrivano.

Tornano prepotentemente le chitarre a destreggiare in un mix tra possenza e leggiadria, accompagnando un tema mai affrontato finora dai Baustelle: l’amore, ebbene sì, questo è l’album più romantico di tutta la loro carriera. Come ammesso dallo stesso Bianconi, il tutto nasce da un suo sfizio personale, ovvero parlare d’amore alla sua maniera e il risultato vede 12 nuovi pezzi in puro stile Baustelle.

Dodici storie diverse accomunate dal fatto di non avere un lieto fine. Per la prima volta parlare d’amore non vuol dire essere banali. Emblematiche sono L’amore è negativo e Perdere Giovanna, la prima emette una sentenza da apocalisse, considerando l’amore come la fine della pace, e la seconda è l’esaltazione di essere lasciati a 50 anni e da lì ricominciare un’altra vita.

Musicalmente si tratta di un concept album diviso in due: la prima parte introdotta dalla strumentale Violenza, dove tastiere e chitarra si fondono in un refrain che rimane per poi confluire nelle già note Veronica No.2 e Jessie James e Billy Kid, e terminare in uno dei pezzi più forti: A proposito di lei, dove Rachele Bastreghi domina con la sua voce, a dimostrazione che i Baustelle non sono solo Bianconi-dipendenti.

Chiusa questa parentesi decisamente synth-pop, se ne apre un’altra molto più tirata, tendente al progressive; anche in questo caso fa da apripista un secondo brano strumentale, La musica elettronica, che porta prima alla piacevolmente trashissima Baby, e poi alle poetiche e già citate L’amore è negativo e Perdere Giovanna. Non ci sono eccessi, sono arrangiamenti molto meno complessi di quelli a cui i Baustelle ci hanno abituati (da ricordare Fantasma del 2013, che ancora oggi rimane l’apice della loro carriera). D’altronde stiamo parlando di pezzi nati durante il tour dell’album precedente, nati alla chitarra, e questa essenzialità è statamantenuta fino alla fine.

Infine cosa aggiungere su Francesco Bianconi che non sia stato detto ancora!? Si conferma essere il cantautore più in forma degli ultimi anni, peccato che come i più bravi non ha la giusta considerazione che merita, magari perché hai davanti il Tommaso Paradiso di turno che ti viene pompato come un Salvatore della Patria e finisci per essere la sua ombra, oppure perché siccome sei Francesco Bianconi del grande pubblico te ne sbatti altamente, preferendo passare alla storia piuttosto che alla cassa. E qui un piccolo pezzo di storia la si sta scrivendo, portando il pop al suo significato più nobile: parlare a tutti, rimanendo se stessi.

Ivan Cecere

Ivan Cecere

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