Sei davvero pronto per diventare una rockstar?

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Una delle tristi verità riguardanti l’industria musicale è che diventare il miglior musicista che si possa essere non garantisce il successo e non garantisce la possibilità di farsi notare da un manager, da un promoter o da un agenzia di booking. Non siamo più negli anni ’90, difficilmente troverete qualcuno affacciato alla finestra dei social network o seduto in fondo al live club o nella piazza della festa di Tricase, pronto ad assoldarvi nel suo roster.

Al giorno d’oggi, sentiamo sempre più frequentemente dire in giro che bisogna essere più di un musicista. Ed effettivamente c’è una parte di verità nell’affermarlo. Bisogna essere in grado di individuare la propria nicchia, fidelizzarla, accrescerla e lavorare bene (in autonomia) sulla comunicazione: avere un sito web, dei profili social curati e con pubblicazioni costanti, trovare e promuovere i propri concerti e tanto altro.

Tuttavia, pur facendo questo sforzo oltre a creare e produrre la propria musica, sembrerà comunque di non aver fatto abbastanza. L’opinione più diffusa è che c’è sempre bisogno di qualcos’altro o di qualcun altro per poter raggiungere ben più alti obiettivi.

Sai di cosa avremmo bisogno?” ci si dice tra membri della band, “di un’agenzia di booking che cerchi le date al posto nostro!“, come se questo bastasse a risolvere i problemi.

In realtà molto comunemente accade che anche gli artisti più performanti non sono pronti per fare un salto in avanti, anche se pensano di esserlo.

Per essere chiari, non consideriamo i casi di pay-to-play in quanto diamo per scontato che ci sia una buona qualità del prodotto musicale in partenza e un reale interesse da parte di agenzie e promoter nei confronti del progetto musicale. Consideriamo solo quelle peculiarità che, probabilmente, impediscono agli artisti di avere il successo che meritano pur essendo musicalmente preparati e accattivanti.

Ci sono alcuni segni che dimostrano che non si è ancora pronti per lavorare con un’agenzia o con un management. Se una di queste ragioni rispecchia l’attuale stato della vostra figura artistica, non preoccupatevi! Non siamo qui per distruggervi, ma per aiutarvi a capire come fare per aggirare gli ostacoli.

Avere un “curriculum” poco significativo.

Io suono alla grande, so tenere bene il palco, ho solo bisogno di un manager che mi spalanchi le porte!” Questo lo si sente dire spesso da chi crede di essere una rockstar dopo i primi 5 concerti nelle birrerie della propria città. Come se la carriera musicale fosse una gara in cui si è tutti sulla stessa linea di partenza nell’attesa che qualcuno dia il via alla corsa. Non è assolutamente così. Non è una gara e bisogna prendersi il giusto tempo per capire quali sono le proprie reali capacità, provare, suonare e avere una vera gavetta alle spalle.

A peggiorare la situazione c’è poi chi combina questa affermazione con: “Non ho tempo per cercare opportunità perché sono così impegnato a concentrarmi sulla mia arte – ecco perché ho bisogno di un agente“. Sfortunatamente, entrambe le dichiarazioni sono segnali che non si è pronti per proporsi a un’agenzia. Perché? Perché i gestori e i promoter cercano più di semplici cavalli da corsa da una botta e via. E certamente non stanno cercando qualcuno che non riesca a trovare tempo da dedicare alla ricerca e alla propria figura artistica. In sostanza, le agenzie e i management sono alla ricerca di talento, abilità e capacità artistica in una persona che abbia grinta, iniziativa e chiaro qual è il suo obiettivo nel breve e nel lungo termine.

Il consiglio? Dedicare più tempo a sé stessi, non avere fretta e raccogliere feedback, provare e non stancarsi di cadere per poi rialzarsi. Anche se inizialmente sarà difficile farsi spazio, se il  vostro progetto ha una sua concreta valenza, riuscirete in qualche modo a farvi ascoltare.

Non avere effettivamente nulla da promuovere.

È un falso mito credere che pagando un’agenzia essa inizi a trovare date e far girare il nostro nome portandoci alla ribalta dal nulla. Anzi, si continua sempre di più a credere e spingere solo quei progetti che sono già attivi di per sé e che sono costantemente alimentati da una serie di concerti e pubblicazioni e che paradossalmente non necessitano di una spinta a livello locale. Solo così l’apporto di un’agenzia può realmente concretizzarsi andando a sostenere l’artista nella direzione più adatta, ampliandone gli orizzonti.

Per quanto possa sembrare scontato, un’altra triste realtà del business musicale è che non è economicamente sostenibile avere nel proprio roster un talento sconosciuto con poco in mano da promuovere. Ciò non significa che non sia mai stato fatto – ma è estremamente raro, soprattutto ai giorni nostri. Un’agenzia che si rispetti cerca artisti per cui è certa che la propria cerchia di contatti dia disponibilità ad ospitarli e per cui andare a colpo sicuro nel formulare delle proposte commerciali.

Qui è importante che il vostro prodotto musicale sia concreto, tangibile e con le peculiarità ricercate dai soggetti a cui vi state proponendo. In questo caso anche la veste conta: evitate di proporvi con dei CD Verbatim scarabocchiati, cercate di dare alla vostra proposta anche una veste grafica, oltre che un sound, più accattivanti.

Non poterselo ancora permettere. E non solo economicamente.

Da annoverare tra gli errori comuni, vi è anche quello di credere che una volta pagata l’agenzia, il management, o chi per loro, il nostro lavoro sia finito e che non ci siano più spese da sostenere. Nulla di più sbagliato. Ipotizzando che la nostra agenzia sia davvero in grado di organizzarci un tour di dieci o più date, la prima cosa da chiedere a noi stessi è:  “ma siamo in grado di dedicare tutto questo tempo all’attività musicale, investire in un mezzo di proprietà, in carburante, alloggi, treni, ecc?” Perché limitarsi al semplice concetto del: “ok grazie per avermi trovato la serata, andiamo a suonare!” è un po’ limitante. È ciò che viene dopo il vero problema. L’artista (o la band), in sinergia con l’agenzia, dovrebbe mettere in piedi una vera e propria macchina organizzativa, disposta a fare sacrifici sia in termini di tempo libero che economici. Cosa che non tutti sono disposti realmente a fare una volta arrivati di fronte alla concreta possibilità di compiere il famoso “salto di qualità”.

Detto questo, non vogliamo assolutamente dissuadervi dal provarci anche se rientrate in uno di questi 3 casi limite, ma semplicemente aiutarvi a riflettere su quanto credete nel vostro progetto e di considerare seriamente se siete ad un punto tale della vostra carriera artistica in cui vale la pena decidere se rimanere artisti di provincia o calcare palchi di livello superiore investendo tempo e denaro.

In conclusione, se ragionassimo in termini strettamente commerciali, il lavoro di un’agenzia è proprio quello di fare la vendita. Il compito dell’artista è invece quello di presentarsi con un prodotto quasi già confezionato da promuovere, un curriculum e una cronologia delle esibizioni abbastanza ricca, con un’identità artistica tale da consentire all’agenzia di convincere tutti che: “sì, per te vale la pena rischiare“.

 

 

Redazione

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