Netflix e il format di musica indipendente che non c’è

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Perché Netflix, che fa della stand-up comedy anglosassone e italiana un pilastro del proprio catalogo, dando spazio anche a nomi nuovi del business, non fa lo stesso con i concerti di musica emergente?

Una bella Netflix Original Series sui concerti di musica emergente è proprio quello che manca alla piattaforma streaming più usata degli ultimi anni. Netflix offre ormai da tempo un ampio catalogo di documentari musicali che spaziano dall’evoluzione dell’Hip-HopSinatra, da Nina Simone ai Metallica e persino prodotti ambiziosi come il biopic sui Mötley Crüe (The Dirt, di cui vi consigliamo la visione). Sia chiaro, tutto questo è già molto affascinante, ma ciò che manca veramente è la possibilità di dare spazio a qualcosa di più underground dal punto di vista musicale, un po’ come è già accaduto, e anche con un significativo successo, con la stand-up comedy italiana (basta citare i nomi di Edoardo Ferrario, Francesco De Carlo e Saverio Raimondo). Da alcuni anni ormai Netflix domina il commercio degli spettacoli comici nel mondo, quindi l’apparizione sul servizio di streaming per questi aspiranti cabarettisti è diventata ormai una tappa fondamentale per la scalata al successo. Di recente Netflix ha deciso di investire anche su un pubblico italiano che si vedeva ormai fin troppo legato a un cabaret televisivo abbastanza consumato dall’uso e restio alle novità. Non è difficile da credere che questa mossa possa cambiare davvero il mercato della comicità in Italia.

Quali segnali per una possibile svolta al mercato musicale targata Netflix?

Per una piattaforma abituata a fare delle cose originali un marchio di fabbrica, l’ancora mancato approdo al mondo della musica emergente fa storcere il naso a molti intenditori del genere. Qualche segnale di avvicinamento tra Netflix e produzione musicale però si è già visto. Il primo, almeno fra gli italiani, a utilizzare Netflix per pubblicizzare la propria musica è stato Salmo. Circa un anno fa, il rapper pubblica il video di Sparare alla luna, che vede l’artista, calato in un contesto di criminali, nelle vesti di un infiltrato della DEA. Il video, girato direttamente a Guadalajara, con tutta l’aria di essere un teaser per Narcos – Mexico, è in realtà stato il primo video musicale pubblicato su Netflix, oltre ad essere una vera e propria mini-puntata della serie, con regia a firma di YouNuts Production, due famosi videomaker romani.

Ma ciò che scarseggia è un’intuizione o la potenzialità economica? 

Si potrebbe pensare, infine, che il problema di fondo non sia dovuto ad una mancata intuizione da parte del leader americano dello streaming, bensì al fatto che l’arte non la si possa apprezzare se non batte moneta. Ciò che quindi tiene per ora Netflix lontano dal mercato musicale emergente potrebbe essere il fatto che voglia prima di tutto sondare il terreno con scelte sicure, quindi attraverso la pubblicazione di documentari di grandi colossi della musica e con festival che hanno segnato un’epoca, in modo da prevedere quale sarà la risposta del pubblico, per poi approdare con molta più sicurezza verso la musica emergente nello stesso modo in cui è avvenuto con la stand-up comedy.

 

Roberto Meli

Roberto Meli

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