I video su Spotify fanno paura a YouTube? Una provocazione

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Ormai era un po’ che Spotify girava attorno al business dei videoclip musicali come gli squali attorno alle barche in Jaws. La prova più chiara di questo atteggiamento famelico è forse nell’introduzione dei Canvas (letteralmente “tele”). Quella novità, utilizzabile già da alcuni mesi, permette – lo ricordiamo – la riproduzione di video in background per il brano che si sta ascoltando, al posto della semplice visualizzazione della copertina dell’album. Ma adesso l’importanza del videoclip sembra essere stata colta fino in fondo anche dal colosso scandinavo dello streaming musicale.

Spotify e YouTube, una storia di sgambetti reciproci

A 12 anni dal suo esordio (lanciato nell’ottobre 2008 dalla startup svedese Spotify AB), Spotify ha deciso di provare a eguagliare il servizio per cui molti di noi conoscono e utilizzano YouTube e i canali VEVO. La supercompany di Daniel Ek ora punta a mettere a disposizione di utenti premium e non i video dei brani degli artisti presenti nella più grande biblioteca musicale esistente. L’intento è quello di portare una quantità senza precedenti di video musicali, tutti insieme, in una sezione dedicata ai brani filmati, lasciando inoltre la possibilità agli abbonati premium di poter scaricare i video, proprio come accade per gli audio. YouTube Music offre tutto questo da lungo tempo, ma non è mai riuscito a farsi valere nel mondo della musica in streaming. Ora Spotify risponde a quello sconfinamento di Google. YouTube è ormai la Web TV del mondo, ma l’insuccesso di quella nuova avventura focalizzata sulla musica è da ricercare forse nella comodità dell’esperienza delle piattaforme di streaming musicale a cui ci siamo abituati.

Quale futuro per Spotify Video

Il video è il materiale virale per eccellenza, ma richiede un coinvolgimento visivo difficile da assicurare se la maggior parte degli utenti dedicano allo streaming il tempo che si passa in bus o in metro, quando si è in bilico tra una famiglia di turisti e un palo d’appoggio. Le domande che è lecito e comprensibile porsi in questo momento sono le seguenti. Gli artisti musicali abbandoneranno progressivamente YouTube per conquistare nuove fortune mediante la pubblicazione dei video-clip nel ‘nuovo mondo’ dei contenuti musicali? Preferiranno una community gigantesca e ben organizzata (YouTube è proprietà Google e si avvale delle migliori indicizzazioni al mondo) o una community interessata primariamente alla musica? Spotify finirà per perdere parte della sua forza identitaria e la focalizzazione che gli ha dato il successo con questa nuova rotta? Ne riparleremo, senz’altro, tra qualche mese.

Roberto Meli

Roberto Meli

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