Anerhlod. Un progetto di contaminazioni e sperimentazioni forti [Open Call L’Olifante]

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Presentatisi alla prima Open Call de L’Olifante, gli Anerhlod sono un progetto sperimentale, molto interessante e coraggioso, di non banale e semplice comprensione. I nostri giudici sono riusciti ad apprezzarne qualità e potenzialità. Con questa intervista al fondatore del progetto, Alessandro Aloisi, abbiamo cercato di sviscerarne natura e meriti.

Anerhlod, musica visiva e il coraggio di parlare a una nicchia

Prima di tutto raccontaci un po’ di te. Qual è stata la scintilla che ha fatto nascere il progetto?

La scintilla è stata semplicemente la forte esigenza di raccontare con i suoni il mio mondo interiore, ma anche   di ricreare un ambiente sonoro in cui sentirmi  a mio agio  e libero di esprimermi senza nessun tipo di vincolo come può essere quello di appartenere ad un genere musicale.  

Il progetto si muove  tra musica  scritta e non scritta, musica intuitiva ed aleatoria,   manipolazioni sonore che spesso smaterializzano la solidità del suono acustico.  Le partiture sono spesso un insieme di informazioni da leggere liberamente ma comunque intrecciate a passaggi scritti che si appoggiano sulle più comuni tecniche compositive, soprattutto del Novecento. 

La tua musica rievoca atmosfere e sonorità che ben si presterebbero, a nostro avviso, al mondo delle colonne sonore e del sound design cinematografico. Hai già avuto esperienze in questo settore? Potrà essere una strada per il futuro?

Sono d’accordissimo con voi, e mi piacerebbe molto lavorare nel mondo del cinema, ho cercato di farmi spazio su questa strada, ma con scarso successo, spero che in futuro si possano aprire nuove strade in questa direzione.

Dall’elettronica all’ambient, sono tante le influenze che si scorgono nella tua musica. Se dovessi nominarne uno, quale sarebbe l’artista di riferimento al quale ti ispiri maggiormente?

Le influenze sono veramente tante, perché tanti sono gli ascolti e le materie di studio, ma nessun artista di riferimento. Le influenze maggiori arrivano sicuramente dalla musica classica in particolar modo quella del Novecento. I compositori che ascolto con maggiore interesse sono Arvo Part, Gèrard Grisey, Fausto Romitelli ecc. Mentre nella musica e nei generi un po’ più conosciuti adoro il Post-Rock  di Sigur Ros,  l’Ambient di Brian Eno, l’Industrial degli Einstürzende Neubauten, e soprattutto la genuina genialità dei Radiohead.

In passato hai proposto degli spettacoli audio-visivi, vicini all’arte teatrale, col fine forse di far immergere completamente gli ascoltatori nelle vostre sonorità. Quanto è importante l’impatto visivo nella tua musica?

È importantissimo, perché per spontanea attitudine il mio modo di scrivere le partiture è sostanzialmente visivo. Nello scrivere mi è inevitabile disegnare le linee  melodiche o gli agglomerati armonici, per poi trasformarli in note. Tra le mie fantasie più perverse (ride, Ndr) sicuramente c’è la voglia di creare dei live con l’implementazione di nuove tecnologie video e light design a grossi impianti audio. Non è da escludere che in futuro alle performance teatrali si aggiunga in qualche modo la partecipazione attiva del pubblico.

Tra le altre cose, ci ha colpiti senz’altro il coraggio di proporre una musica diametralmente opposta a ciò che caratterizza il mercato musicale contemporaneo. Contrapposizione per scelta o semplicemente hai la fortuna/sfortuna di avere nelle tue corde qualcosa molto di nicchia?

Hai detto bene “fortuna/sfortuna” probabilmente ad oggi  è una sfortuna e mi auguro che in futuro diventi una fortuna. Comunque per risponderti onestamente mi basta dirti che riesco a scrivere solo in questa maniera, e so già che di non avere alcun tipo di  capacità per scrivere un brano pop o rap. Quindi è una contrapposizione autentica senza nessun tipo di premeditazione o forzatura. 

L’Italia è pronta al tuo discorso musicale? Ritieni che Paesi quali Germania e Inghilterra siano più aperti alle sperimentazioni musicali?

Sì, a parer mio ci sono tantissimi italiani pronti alla mia musica e quella di altri che fanno il mio stesso percorso. Fidatevi, ormai siamo in tantissimi a sperimentare le cose più assurde e prima o poi usciremo prepotentemente. Germania e Inghilterra sono indubbiamente più pronti per un solo motivo: gli va di ascoltare qualcosa di diverso e lo fanno accadere. Quindi ci sono spazi e soldi per gente come noi.

La tua musica è frutto di una continua ricerca di nuovi stimoli e sonorità. Cosa ci puoi dire del tuo percorso creativo? Dove credi che tu stia andando?

Ad oggi ,per come vanno le cose, per me e quelli come me il futuro sarà bellissimo. Le tecnologiche ci forniscono nuovi software e hardware praticamente quasi ogni giorno, quindi cosa chiedere di più? Io sicuramente prima o poi mi dovrò fermare su una mia riconoscibilità di suoni. Dove sto andando? Probabilmente in parte vi ho già risposto prima. Sicuramente nella progettazione di grossi live dove luci, video e musica danzeranno insieme e dove gli attori saranno un tutt’uno con il pubblico. Poi, se questi saranno ologrammi o persone in carne e ossa, sarà da vedere. Se invece parliamo delle mie composizioni, non posso risponderti con certezza. Non so cosa potrà accadere Psichedelia e Ambient. Saranno sempre caratteri distintivi ma oltre a questo non riesco a dirvi altro.

Concludiamo più che con una domanda, con una curiosità. Quali sono i progetti futuri? Dove vuole arrivare Anerhlod?

I progetti futuri sono molti, live più strutturati e complessi e almeno un paio di dischi già in cantiere. Anerhlod vorrebbe arrivare come un po’ tutti a eguagliare i Pink Floyd (ride fragorosamente, Ndr). A parte gli scherzi, sicuramente a portare il progetto a un livello tale da riuscire a guardare il futuro con la speranza di vivere dignitosamente facendo la mia musica. 

Clicca qui per ascoltare Anerhlod su Spotify 

Redazione

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