Diodato live at the Dawn: quando un concerto si lascia percepire

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E se per un attimo riuscissimo a pensare alla musica come un momento sospeso tra buio e luce? Un qualcosa da assaporare con il luccichio delle stelle, di cui godere con la luna che pian piano lascia spazio al sol levante a fare da sfondo? E se a tutto questo aggiungessimo la carezza del suono delle onde del mare e le mille vibrazioni a volte quasi impercettibili che la natura porta con sé?

So che può sembrare strano iniziare un articolo con tutte queste domande sul senso della vita, e no, non si tratta neanche della prefazione del nuovo libro di Dario Moccia, è semplicemente l’insieme delle sensazioni che ho provato quest’estate, sulle rive di una bellissima spiaggia del Salento, quando mi sono regalata un concerto unico e per pochi: Diodato all’alba. Lasciate che ve lo racconti.

Un concerto all’alba regala una prospettiva e una percezione completamente diversa, quasi un trasporto dalla fase REM al risveglio. Regala un momento meditativo, più contemplativo del solito concerto, del sold-out da stadio che, seppur vibrante, non potrà mai coinvolgere con la stessa essenza e naturalezza di un momento intimo, aspettando l’alba.

Di questi tempi, vedo sempre prevalere gli effetti speciali e le scenografie su quello che in realtà di un’artista mi ha sempre interessato, le emozioni che sa trasmettere. Un concerto all’alba ti nutre per davvero, non lascia spazio alla superficialità, punta alla vera anima della musica con tutte le sue sfumature. Chissà a chi è venuto in mente per la prima volta di esibirsi nel cuore nella notte aspettando i nascenti raggi luminosi.

L’impianto di scena si presenta minimale, con un palchetto basso montato in riva al mare e circondato dalla sabbia. Dopo aver percorso velocemente le scale di accesso, mi vado a sedere lì davanti. Credo di essere una delle prime ad arrivare, menomale! Mi ritrovo in un luogo che profuma di romanticismo sognante; buio pesto, rischiarato qui e lì dalla luce delle candele, sparse tra palco di legno e sabbia, e poi il riflesso della luna sul mare, una calma travolgente.

Il tempo di sedermi, respiro, mi sento a casa, mi volto, la spiaggia si è riempita in un attimo. Tutti in attesa, si sente il vociare e i bisbigli di chi ancora dorme e ha gli occhi chiusi; personalmente non ho chiuso occhio, l’adrenalina mi tiene sveglia. Eccolo, arriva, una bella luce illumina la sua Laky, la chitarra che lo aspetta. Un applauso e attacca subito con la prima canzone, che silenzio; non sentivo questo silenzio, non so da quanto ormai, si tende a parlare e chiacchierare così troppo durante certe performance, invece sembra proprio che a questo concerto speciale ci siano le persone giuste. Sono tutti così attenti e concentrati, c’è spazio solo per l’ascolto: la voce del cantautore tarantino, la chitarra, i suoni della natura che questo paesaggio ci dona, punto.

Una canzone dopo l’altra, Diodato inizia a coinvolgere dolcemente il pubblico, quasi a incaricarsi dell’onere di una sveglia piacevole, di quelle che la mattina non butti a terra dal comodino, che anzi lasci suonare perché è una delle tue canzoni preferite. Una interazione confidenziale che ricorda le atmosfere di una giornata d’estate passata in famiglia e con gli amici. Calore, colore, amore e palpitazioni. Ci chiede cosa vogliamo ascoltare, tante le richieste e lui le suona tutte. Chiedo il brano Adesso, lo canta, pelle d’oca, faccio fatica a trattenere quel nodo in gola che sento montare.

A un certo punto, il pubblico inizia a cantare con Diodato, nessuno escluso. Lui stesso è visibilmente emozionato, la mia empatia, forse eccessiva, lo percepisce vicino. Lo spazio svanisce, non sento la distanza che avverto solitamente ai concerti. Si crea, così, quell’energia bellissima tipica dei momenti che sai essere irripetibili, unici per sempre. Babilonia, Mi si scioglie la bocca, Non ti amo Più, il Commerciante, Cretino che sei, Adesso, Essere Semplice, Piove di Modugno, Creep dei Radiohead. Proprio sulle note del pezzo scritto da Thom Yorke, inizio a vedere le prime luci dell’alba. Poesia, pura poesia, magia. La ricerca del bello che giunge, se possibile, a compimento.

Bisognerebbe prendere l’abitudine di ripetere queste esperienze e diffonderle. Magari c’è in giro ancora un certo pregiudizio per le esperienze troppo spirituali, la ritrosia verso ciò che è intimista o, banalmente, la pigrizia di doversi alzare così presto per andare ad ascoltare della musica. Non credo, però, possa esistere un modo migliore per iniziare la giornata. La Musica è terapeutica, questa non è di certo una novità, e ci sarà sempre qualcuno disposto a regalarsi un’ora e mezza in riva al mare, aspettando il sole. Quindi, organizzate più concerti all’alba, che sia estate o inverno, primavera o autunno, è una esperienza da fare e ripetere. Respirare il giorno nuovo, cullati dal suono di uno strumento e accompagnati dalla melodia di una voce, questo sarà il vostro buongiorno, se saprete cogliere il mio consiglio. Ne vale davvero la “gioia”.

Simona De Pace

Simona De Pace

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