Censure natalizie: perché il caso di Nocera Inferiore non può e non deve essere ignorato

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L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

No, non è una delle citazioni in stile Nick Hornby che tanto ci piace condividere sui social network, ma l’incipit dell’articolo 33 della Costituzione italiana. L’articolo è spesso associato, nei testi di diritto, all’articolo 21 che invece si esprime in merito al diritto di libera stampa e, non a caso, al divieto di censura.

Freniamo subito l’entusiasmo dei tanti – ne siamo certi – giurisperiti e costituzionalisti che ci seguono. Questa non vuole certo essere una lectio magistralis di diritto costituzionale, mancandoci le giuste competenze per farlo e non essendo questo il luogo digitale più adatto a tali “garbugli”. Vogliamo semplicemente sottolineare come sia paradossale avere a che fare nel 2018 (quasi 19) con faccende come quella di Nocera.

L’articolo che segue non è dei più leggeri, quindi se pensate che il Natale vada considerato con una certa “sacralità”, che durante le ricche abbuffate si debba ascoltare solo All I Want For Christmas Is You di Mariah Carey e che il Rock è il mezzo attraverso il quale Satana prende vita (e non parliamo della magistrale interpretazione di Dave Grohl con i Tenacious D.) vi consigliamo di abbandonare qui. E ora.

Premesse del caso fatte, iniziamo. Era la vigilia di Natale quando questa notizia ha iniziato a rimbalzare qua e là sui social e, ovviamente, non potevamo restare a guardare.

Forse ai cittadini di Nocera Inferiore, paese della provincia di Salerno, Campania, Italia, Europa, non piace ascoltare brani come Christmas Time dei The Darkness, o Thank God Is Christmas dei Queen durante le vacanze natalizie.

Di fatto, l’ordinanza del Sindaco di Nocera Inferiore recita:

Fino al 07/01/2019, per garantire la quiete cittadina e tutelare la sicurezza e la incolumità pubblica, è vietata qualsiasi emissione sonora in luogo pubblico o aperto al pubblico da parte di pubblici esercizi, se non preventivamente autorizzati, se non con emissioni sonore tollerabili e tipologia di musica consona all’evento natalizio con divieto assoluto di musica del tipo “house”, “punk”, “hard rock” e similari, e contenute entro i limiti di legge

Avete letto? Rileggetela perché, fidatevi, una lettura non è sufficiente. Fatto? Proseguiamo.

Commentare questa ordinanza è difficile, ma si sa, alcuni sindaci italiani, in vista delle festività natalizie e di fine anno, se le inventano tutte pur di tutelarsi e uscirne “puliti” dalle immancabili lamentele di cittadini che, dopo tanto lavoro, vogliono godersi appieno le agognate ferie (cercate su Google quello sterminato deep web di ordinanze sui botti di Capodanno per capire di cosa stiamo parlando).

Tuttavia, quando si tratta di divieti che in qualche modo intaccano la musica (e l’arte in generale) in maniera addirittura selettiva e specifica, come in questo caso, non è possibile ignorare l’accaduto. Se sui limiti imposti per emissioni sonore possiamo essere concordi (andrebbe però aperto un dibattito sul perché non vengano mai utilizzati misuratori d’ambiente per valutare l’effettivo valore in dB delle emissioni), sulla questione “selezione di genere”  rimaniamo basiti, per usare un eufemismo di Boris-iana memoria.

Eppure non si tratta del primo caso di censura selettiva in Italia.

Senza andare troppo indietro nel tempo, vi ricordate quando nel 2017 a Verona provarono ad annullare il concerto di Marilyn Manson ritenendo la sua musica “veicolo di messaggi blasfemi e diseducativi”? Addirittura il Priorato San Marco, in quell’occasione, si sentì in dovere di riparare ad un “peccato grave e pubblico commesso da parte di chi,citando don Luigi Moncalero –  nelle sue musiche e nei suoi comportamenti, inneggia a Satana e compie gesti oggettivamente blasfemi, plagiando soprattutto i giovani più deboli”.

O ancora, ricordate gli innumerevoli concerti dell’amato/odiato rapper Bello Figo annullati per proteste da parte di cittadini così infervorati da minacciare i gestori e i promoter dei club che avrebbero dovuto ospitarlo?

Due esempi agli antipodi, certo, ma che hanno molto in comune. Parliamo di personaggi scomodi che senza dubbio, a prescindere dal genere musicale, condizionano l’opinione pubblica.  Ma, se l’opinione pubblica è in grado di impedire un concerto protestando e respingendo un artista, quanto in là ci si potrà spingere in futuro?

Siamo quasi nel 2019 eppure sembra si stia facendo un bel passo indietro ultimamente. Ricordate quando a scuola  avete studiato gli anni ’20, il Volstead Act, il proibizionismo americano e il fallimentare tentativo del governo statunitense di legiferare sui gusti e sulla morale? Vi hanno mai parlato, per non spingerci così indietro, dell’Italia della DC, dell’Inghilterra della Thatcher o dell’America di Reagan? Avete mai visto Frank Zappa costretto a difendere i suoi album dagli attacchi moralisti dei giornalisti repubblicani in TV?

Proibire, vietare, censurare, sono tutti sinonimi di qualcosa che, in una condizione democratica quale quella del nostro Paese, non dovrebbe esistere. Un’ordinanza come quella di Nocera lede la libertà di un cittadino di esprimere, tramite l’arte, il proprio pensiero e la propria attitudine. A maggior ragione in un periodo di festa , essa impedisce di manifestare la propria gioia come meglio si crede, selezionando i generi musicali con cui poterlo fare.

Qualche domanda poi sorge spontanea. Se con le emissioni sonore non si arreca danno a nessuno, che bisogno c’è di “limitare” ulteriormente la possibilità di riprodurre musica andando a “selezionare” determinati generi musicali? Soprattutto, chi è il giudice supremo che stabilisce a quale genere appartiene o meno un brano? Chi si posiziona vicino agli esercizi commerciali ad ascoltare quale musica si sta riproducendo? Forze di polizia? Militari? Protezione civile?

La situazione è talmente straniante che trovare una spiegazione riesce molto difficile. Il fatto che sia possibile per un Sindaco decidere la musica che i propri concittadini devono ascoltare durante un determinato periodo dell’anno lascia intendere che ogni primo cittadino possa instaurare un vero e proprio mini-regime proibizionista all’interno della sua giurisdizione, trasformandosi in una sorta di sceriffo del gusto.

Senza scomodare il regima fascista (vi consigliamo un bellissimo articolo di medium.com sulla censura musicale) possiamo ben dire che la democrazia ha dei grossi limiti e che in questo caso è venuto a mancare uno dei principi cardine della stessa: il dibattito. D’altronde se nessuno ha mosso iniziative di protesta nello stesso paese, di cosa ci preoccupiamo? Evidentemente ai cittadini di Nocera Inferiore sta bene così. Ma non è ignorando questo genere di cose che possiamo raggiungere il tanto ambito progresso.

Progresso che certamente passa per l’accettazione e condivisione di ciò che crediamo, nella nostra visione limitata della realtà, “avverso” a una determinata condizione (vedi in questo caso l’abbinamento musica rock – Natale), perché, magari, non è così. Capita che ciò che per qualcuno è lo standard – come ad esempio scongelare Michael Bublé a Dicembre – per altri possa non esserlo risultando addirittura sgradito. Ma nessuna delle due parti può in alcun modo pensare che ciò che l’altro apprezza/disprezza abbia più o meno valore della percezione che si ha di quella stessa cosa.

Concludiamo con una battuta. Facciamo così tanta fatica oggi, grazie alle mille contaminazioni tra influenze e sonorità a definire con esattezza il genere musicale di una band che a volte preferiamo non esprimerci in merito. Possibile che il Sindaco di Nocera sia così avanti per poterlo fare al posto nostro, di iTunes o di Shazam? Non ci resta che chiederglielo.

E in fondo diciamocelo, qualcuno davvero pensa che la Merry Christmas dei Ramones possa mettere a repentaglio l’incolumità altrui?

 

Simone D'Andria

Simone D'Andria

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