Il lockdown ha donato nuova linfa all’home recording?

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Durante il periodo di lockdown, che ha visto tutta la popolazione costretta in casa a cercare un modo per colmare i vuoti di noia lasciati dallo smart working e dalla fila al supermercato, molti musicisti, strimpellatori o semplici appassionati hanno deciso di dedicarsi alla loro più grande passione. Produzioni da portare a termine, nuovi progetti o semplicemente la voglia di rimettersi in gioco hanno portato la maggior parte di loro a mettere mano al portafoglio con l’intenzione di acquistare nuova strumentazione per poter registrare e produrre nuovo materiale.

Se l’economia ha visto un drastico calo in diversi settori, gli eCommerce di strumenti musicali hanno invece subito un trend inverso raggiungendo vette, in alcuni casi, del 40% in più sul fatturato.

Tra il consigliare una scheda audio e un pre-amplificatore, o indicare se acquistare questo o quel microfono, molti operatori si sono ritrovati sommersi di richieste da parte di colleghi (o sedicenti tali), alle prese con la non più giovane arte dell’home recording.

Se il dibattito “meglio home o meglio studio” poteva considerarsi archiviato (leggi cosa ne pensiamo nel numero 0 de L’Olifante), oggi la querelle si riapre su un nuovo fronte.

Fino a dove spingere il Do It Yourself?

Abbiamo sempre considerato l’home recording un ottimo modo per fare pratica nel mondo della produzione, dare una forma alle proprie idee e fare dell’utilissima pre-produzione prima di entrare in studio.

Oggi invece sembrerebbe che molte produzioni nascano e finiscano all’interno delle mura domestiche.

L’impossibilità di poter vivere luoghi fisici come lo studio di registrazione o le sale prove ha messo molti davanti alla necessità di approcciarsi al Do It Yourself.

E allora tra un tutorial visto su YouTube, un consiglio chiesto all’amico “skillato” e tanti errori di percorso, in molti hanno scoperto come “settare” la propria configurazione audio, come utilizzare una DAW e come registrare ed esportare dei bounce delle proprie tracce.

Non che fosse un sapere per pochi eletti, ma il forte entusiasmo e il tanto tempo libero hanno spalancato nuovamente le porte al pensiero che si possa fare tutto da soli.

Beh, forse è il caso di sottolineare, per l’ennesima volta, che in realtà la produzione musicale è un mondo assai complesso, che si nutre della sapienza di figure professionali altamente qualificate, capaci di dar vita nei loro studi a una vera e propria magia.

Andare in Studio conta!

Le componenti elettro-acustiche giuste, gli ambienti di ripresa, le mix console della giusta epoca e il talento del mix engineer o del mastering engineer di turno sono fattori che non possono essere riprodotti o imitati in casa con dei semplici plugin VST.

Quindi okay il divertimento e la voglia di “buttare giù” le idee, ma l’importante è conservare la consapevolezza che un lavoro non può considerarsi finito e finalizzato (anche se già di per sé è difficile capire quando “finisce” una produzione), se non si passa per le sapienti mani di produttori o fonici di livello.

Il consiglio, per tutti coloro che vogliono approcciarsi a questo mondo, è di sperimentare, divertirsi e, una volta conclusa una pre-produzione degna di questo nome, andare nello studio di registrazione della propria città per iniziare a imbastire un progetto da finalizzare con gli strumenti e le orecchie giuste.

Oppure potete anche non andare in studio. Ma questa è un’altra storia, ne parliamo qui.

Simone D'Andria

Simone D'Andria

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