Foo Fighters – Guns N’ Roses – Iron Maiden: Generazioni a confronto

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Purtroppo abbiamo mancato l’appuntamento con quel fantastico e lungo weekend fiorentino, ma abbiamo chiesto a chi è riuscito a godersi 3 delle 4 giornate di festival (spiace per Ozzy e i ritrovati Judas Priest) opinioni a caldo e, a distanza di un mese, a freddo. Quello che è successo tra il 14 e il 16 Giugno al Firenze Rocks è stato qualcosa che ci si aspetterebbe su quei palchi che siamo abituati a vedere su YouTube: Glastonbury, Rock am Ring, Pinkpop e Rock in Rio, non di certo da noi in Italia. Eppure quello che è successo nella nostra “Italietta” è stato unico: 3 generazioni di rocker a confronto, mai disunite e mai come in questi giorni, rinvigorite da un tempo che sembra non passare mai (per loro).

Questa non è una recensione dei concerti in sé, non ci interessa se Axl non è più quello di una volta e non ci interessa chi reputa scadente l’organizzazione del festival (maledetti token). In questo articolo ci teniamo a sottolineare che, se fare rock sembra essere ormai divenuta una dimensione “elitaria” per pochi, quei pochi che ci sono, sono (e saranno) delle icone senza tempo. Chiunque sia stato lì in quei giorni ha acquisito e assorbito talmente tanta energia positiva da portarsela dietro per mesi.

FOO FIGHTERS: Partiamo dai più giovani. La band di Dave Grohl e compagni sembra non subire il peso dei tanti festival consecutivi. Solitamente una band coinvolta in un tour mondiale come il loro tende a ridurre le scalette intorno ai circa 90 minuti canonici, invece i Foos ci hanno abituati a 2 ore e mezza abbondanti di puro delirio, di pugni e carezze, di nuovi brani e vecchie glorie, suonati con la maestria di chi sa comunicare alla folla imbracciando uno strumento. La sezione delle cover è presente in scaletta ormai da anni, non c’è da stupirsi quando Dave e Taylor si scambiano reciprocamente i posti e parte Under Pressure. No, non c’è da stupirsi, ma il brividino lungo la schiena c’è sempre. Tutto nella norma, senonché  la sezione “cover” questa volta è stata posticipata e, prima di vedere il frontman e il batterista scambiarsi di posto, come a spaccare la scaletta, salgono sul palco Axl, Slash e Duff: delirio (ci siamo emozionati guardando la diretta Instagram, figuriamoci chi era lì presente). La cover di It’s So Easy scorre via ma il momento epico rimane impresso nei cuori dei presenti. La staffetta sembra voler sancire il cambio generazionale tra chi negli anni ’90 ha dato tutto e chi negli anni ’90 ha iniziato a muovere i primi (si fa per dire) passi. Vedere due band del genere insieme è stato come vedere un coach scendere in campo e lottare insieme ai propri giocatori sino al punto in cui diventa impossibile distinguere il maestro dagli allievi. Amici più che colleghi, amanti della musica più che rockstar. Ovviamente i Foo Fighters hanno concluso il loro concerto con i canonici momenti di relax e pogo e con gli immancabili abbracci virtuali di Grohl al pubblico.

GUNS N’ ROSES: Ci si chiede perché i concerti del Firenze Rocks siano iniziati così presto e con ancora il sole in cielo: ebbene la discografia dei Guns non entra FISICAMENTE in 3 ore di concerto. Eppure ci hanno provato: 30 brani tra inediti e tributi hanno infiammato l’arena. Se Axl sembra patire un po’ la fatica (numerose le pause per rifiatare e cambiarsi d’abito), il riccio col cilindro è in grado di tenere botta e mandare in visibilio il pubblico con i suoi soli. Il tempo si è fermato. Da quando hanno ricominciato a girare per palchi e festival, Axl Rose è stato criticato per la sua forma fisica e per la sua scadente qualità canora, ma in questa occasione sembra rigenerato: scorrazza da una parte all’altra del palco e non stecca, o almeno non lo fa clamorosamente. Duff McKagan? Una sicurezza. La sua solidità e la sua “compostezza” garantiscono la base per consentire ai due compagni “solisti” di fare ciò che vogliono. Si riparte da quella It’s So Easy suonata la sera prima con gli amici in una sala prove da 80.000 spettatori. Il concerto sembra non finire mai. Gli ultimi 5 minuti sono un tripudio di colori, coriandoli e fuochi d’artificio. Ragazzi, loro sono i Guns n’ Roses e ci hanno dimostrato che con loro non si scherza. They’re back.

IRON MAIDEN: Veniamo agli inossidabili “anzianotti” della lista. Chi non ha mai avuto l’esigenza di andare e tornare, di fermarsi e ripartire (salvo problemi di salute, ma Dickinson sta meglio di un ragazzino in pieno fermento ormonale), sono proprio loro: gli Iron Maiden. Se in questa 3 giorni di interscambi generazionali c’è qualcuno di cui stupirsi, beh quelli non sono di certo loro. Non c’è stupore perché un fan dei Maiden sa a cosa va incontro: che tu li abbia visti 30 anni fa, 20 anni fa, 10 anni fa o 2 anni fa, lo spettacolo sarà sempre lo stesso e, anzi, a detta di molti non fa che diventare più bello! L’energia delle cavalcate di Harris e compagni ha regalato ai fan un’esibizione tanto prorompente da farci dire che, se per i Guns il tempo si è fermato, per i Maiden è addirittura tornato indietro.

Concludendo, abbiamo partecipato a una riunione di amici proprio davanti ai portici di casa e chi ha potuto assistere a tale spettacolo credo lo porterà nel cuore come uno dei momenti più belli della propria vita. Il tempo per il rock n roll non si può ancora dire concluso. Non ci resta che unirci a questa festa, imbracciare una chitarra e puntare al nostro piccolo assaggio di immortalità.

Simone D'Andria

Simone D'Andria

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