Un compleanno al cinema e uno a casa. “Fabrizio De Andrè e PFM”, il concerto ritrovato che ha chiuso la stagione cinematografica

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Poco più di un mese fa, usciva nelle sale, in occasione del compleanno di Fabrizio De Andrè, il ritrovamento unico delle riprese della tappa genovese del tour del 1978/1979. Un concerto ritrovato, un concerto evento con De Andrè e la PFM insieme. Per molte sale cinematografiche d’Italia, quel concerto ritrovato, messo in palinsesto per tre giorni, è stata l’ultima proiezione musicale prima dei decreti di contenimento. Emanuela Palermo, in questo suo articolo, ci ricorda l’importanza di quel documento e ci dà qualche consiglio per una quarantena cine-musicale di qualità.

Storia del ritrovamento

Quanti sono i live di Faber registrati? Pochissimi. Il cantautore non amava le riprese, pertanto le immagini in circolazione di lui sul palco sono qualcosa di molto raro.

Straordinariamente, un mese fa, è stato possibile per molti prendere visione di uno di questi preziosi reperti.
Il merito è del regista Piero Frattari, videomaker all’epoca dello storico tour ‘78/’79, che fu incaricato di documentare l’evento senza disturbare gli artisti. Così silenziosamente che quelle immagini sono rimaste nascoste in un archivio per quarant’anni. In pochissimi sapevano dell’esistenza del filmato che si sarebbe trasformato in film evento, tant’è che quella pellicola fu salvata fortuitamente dal macero. L’ossessione maniacale di Piero per la conservazione gli ha permesso di creare un archivio, presso la sua società Vidigraph, composto da circa 20.000 nastri analogici di contenuti vari. Tra questi la tappa genovese del 3 Gennaio 1979, impressionata su cassette U-matic di 3/4 di pollice. Nel 2000 Frattari prese la lungimirante decisione di digitalizzarli ed è proprio in quel contesto che il concerto evento è stato restaurato in collaborazione con la Sony Music.

Cosa succede a questo punto, dopo il restauro? Franz Di Cioccio, batterista e voce della PFM, da tempo alla ricerca di una testimonianza visiva di quel tour che cambiò la storia della musica italiana e della sua band, viene a conoscenza del tesoro in possesso di Piero Frattari e, insieme a questo, cerca di realizzare qualcosa che possa celebrare quelle immagini.
Nasce così, sotto la regia di Walter Veltroni, un docufilm con le riprese del concerto e le testimonianze dirette dei protagonisti di quell’evento.

Un piccolo viaggio in treno per una grande storia

La costruzione di questo film sfrutta ogni frammento di ricordo possibile di una congiunzione astrale unica.
Tutto inizia con un piccolo aneddoto su Faber che celebra il funerale del suo primo e unico telefonino. Un odio per la tecnologia e la comunicazione meccanica che ci rende orfani di tante possibili memorie. Ma le tracce di quel genio, fortunatamente, hanno trovato anche altri supporti. Quaderni, diari, appunti, fotografie. Tutto debitamente mostrato e ricostruito in questo film. Poi i testimoni più preziosi: le persone. Di Cioccio, Dijavas, David Riondino e Dori Ghezzi sul trenino storico Genova-Casella tuffano gli spettatori in un cosmo di storie che hanno reso ancora più indimenticabile quel tour.

Tra queste, l’annedoto su Faber drogato, a sua insaputa, da un ragazzo che voleva scusarsi per aver criticato la collaborazione con la PFM. Un diverbio con Dijavas riparato con una poesia: “A Patrik 28/01/’79”, che scorre sullo schermo con la calligrafia di De Andrè. Poi il clima politico, che non mancò di farsi sentire più volte in una manifestazione pubblica così vasta e così pregna di fattori culturali e ideologici.

Rimembranze, impressioni, luoghi, parole attraversano la prima parte di questo film. Franco Mussida nel teatro parrocchiale di Corsico, luogo storico delle prove per i nuovi arrangiamenti. In mano ha un’Ovation Classica, la chitarra suonata sia da lui che da Faber: attacca con l’intro di Marinella e siamo catapultati sul palco di Genova.

Da qui in poi scorre per intero tutto il concerto di quella data, migliorato nell’audio con un restauro in 5.1 e arricchito dai testi manoscritti di Faber, animati in sovrimpressione. Un coinvolgimento tale che in molte tracce mi ha fatto dimenticare di essere in una sala cinematografica e non sotto quel palco.

“Ma si sente la voce? Si sente davvero?”

Fino ad ora, l’unica traccia di quel tour sono stati gli album live Fabrizio De André in concerto – Arrangiamenti Pfm Vol. 1 e Vol. 2, usciti rispettivamente nel 1979 e nel 1980. Questo sodalizio è il risultato di una collaborazione più unica che rara.
Il panorama musicale italiano di quel periodo separava rigidamente generi e autori. Pertanto, l’unione di uno dei rappresentanti del cantautorato con la rock band italiana che riuscì a entrare nelle playlist americane fu una scelta condivisa da pochi. Gli stessi protagonisti temevano per il risultato.

Il successo che ne derivò scongiurò i peggiori auspici e, col senno, di poi fu una cosa necessaria per entrambe le parti. Il prog, dopo aver dato nuovo rilievo al rock negli anni ‘70, iniziava ad essere soppiantato dai nuovi generi che accompagnavano il cambio generazionale (punk e disco principalmente). Anche i cantautori dominavano la scena musicale, ma mai avrebbero pensato di contaminare la loro poesia essenziale con i suoni dell’elettronica.
Nei watt della band italiana, però, c’è anche una forte anima creativa. Nessuna rassegnazione quindi a restare in secondo piano. Un modo per emergere nuovamente c’era, e Faber fece da traghettatore per questo rinascita.

Una scommessa in terra sarda

Un primo avvicinamento tra questi giganti avvenne nel 1970. All’epoca, ancora conosciuti come I Quelli, la band fornì un contributo importante per l’elaborazione degli arrangiamenti dell’album La Buona Novella. Tra le note a questa raccolta De Andrè scrisse:

“Da qualche parte troverete scritto “a cura di”, “arrangiamenti di” e qualche altra doverosa e professionale gratitudine stampata da una macchina disperata, senza amici. Io ho degli amici:[…] Franco Mussida-chitarra, Franz Di Cioccio-batteria, Giorgio Piazza-basso, Flavio Premoli-organo, Mauro Pagani-flauto del complesso “I Quelli” e il chitarrista Andrea Sacchi che dopo due giorni di distaccata collaborazione hanno dimenticato gli spartiti sui leggii e sono venuti a chiedermi “perché hai fatto questo disco, perché hai scritto queste parole”. Anche con loro la fatica comune si è trasformata in amicizia: da quel momento”

Tra gli altri, quest’incontro ebbe il merito di aggiungere Mauro Pagani ai quattro membri originari, portando poi a un recustomizing di quelli che saranno la definitiva Premiata Forneria Marconi. Fu poi nel ‘78, a Nuoro, che la band si ricongiunse col genovese. Dopo un un pranzo casereccio nella tenuta sarda di De Andrè all’Agnata, cominciò a maturare l’idea di una collaborazione più strutturata della precedente.

Cantanti singoli che diventano un “cantagruppo”

Due modi di fare musica completamente diversi. Background culturali lontani per certi aspetti, ma vicini per altri. I concerti che si susseguono nelle varie tappe, la lirica di De Andrè si inebria di un arcobaleno sonoro: c’è il rock, il folk, il country, tutte eredità delle tournée americane della band lombarda. È musica completa e gli spettatori che hanno avuto la fortuna di parteciparvi, hanno percepito pienamente l’energia dell’incontro di questi due mondi.

Indimenticabile per loro, ma da oggi indimenticabile anche per noi che ancora non c’eravamo. Il ritrovamento di un contenitore, per molti obsoleto, come un nastro analogico, ha restituito una pagina di storia della cultura e della musica del nostro Paese.

Non è una cosa così banale e occorrerà ritornare su questo punto, con altre riflessioni riguardo l’importanza degli archivi e di formati/supporti considerati “strani”. Per ora vi lascio ci possiamo solo augurare che presto si possa tornare nelle sale per approfittare di questi regali che le case di distribuzione ogni tanto ci fanno. Mi auguro che in molti abbiano presto una nuova occasione per cogliere parte di quella magia che è stata il 3 gennaio 1979 a Genova, Fiera Padiglione C.

Consigli per il divano

Vorrei poi lasciarvi un altro caloroso invito dettato da questo particolare momento storico che forse non ha la stessa verve del clima vissuto da questi eroi musicali, ma è comunque emotivamente molto forte. Nei giorni di reclusione che ancora ci aspettano, potreste esplorare i canali che mettono a disposizione streaming gratuiti di vari materiali di repertorio o documentari: Raiplay offre una serie di documentari proprio su alcuni aspetti della vita di De Andrè (Crêuza de mä: Music Jazz Pop Rock – Fabrizio De Andrè; Fabrizio De Andrè – Parole e musica di un poeta; Fabrizio De André. Luoghi, parole, persone; o la miniserie Fabrizio De André – Principe libero). O, se preferite esplorare altre storie, sempre su questo canale, ci sono molti approfondimenti di vicende e personaggi musicali (fatevi ispirare dalla programmazione di Rai 4). Mubi è una piattaforma di film streaming che, per chi non lo sapesse, si rende gratuita per gli studenti che si registrano con le proprie credenziali d’ateneo. Il caro buon vecchio Netflix, per chi è abbonato, offre ottime alternative per chi vuole esplorare diversi panorami musicali: documetari, docuserie, biopic…Insomma abbuffatevi di musica e cultura, adesso che avete tempo!

Emanuela Palermo

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