Lo spettro di un fantasma alle spalle dei The Killers

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Quando, sfogliando le loro ultime fotografie sull’account Instagram, mi sono accorto che c’erano tutti tranne Dave Keuning, la prima cosa che ho fatto è stata commentare di getto una delle foto con un laconico ed essenziale: “Ok, ma chi suona la chitarra?

Che fine ha fatto Keuning? Che fine fanno i The Killers?

Ero ben consapevole che la mia domanda, seppur legittima e calzante, se paragonata alla sfilza di commenti rassegnati del tipo “Dave ha lasciato, Dave non c’è più” (manco fosse morto), non avrebbe avuto risposta; e così è stato. I The Killers vanno avanti e lo fanno, almeno ufficialmente, senza un chitarrista. Il che non sarebbe una notizia se non fosse per un particolare: si sta parlando di una rock band che, tormentoni a parte, quelli sì dalla forte caratterizzazione dance anni ottanta (Human, Somebody Told Me), ha una propria identità legata a doppio filo al mito delle rockstar. A pro di memoria, basti pensare a come, nei primi anni della carriera, Brandon Flowers e soci abbiano dominato classifiche con hit straordinarie e con l’album d’esordio, Hot Fuss, che ha forgiato l’Indie Rock del terzo millennio (termine tanto abusato di questi tempi ma che in USA vuol dire da decenni qualcosa di un po’ meno vago).

Non sono stati poi pochi i problemi legati allo stress correlato ai tour e alla gestione della fama, tanto che quel successo è stato seguito da un graduale ridimensionamento della fama degli “Assassini”, fino al punto in cui qualche testata giornalistica, agli inizi dello scorso decennio, ha iniziato a chiedersi se i The Killers fossero esistiti veramente o se fossero solo il frutto della nostra immaginazione.

I The Killers esistono davvero, teorie del complotto a parte non hanno ucciso nessuno (la Murder Trilogy correlata ad alcuni brani d’esordio è di per sé una banale espressione di libertà artistica mentre Thomas Marth, stretto collaboratore della band è morto improvvisamente nel 2012 ma per suicidio) e soprattutto hanno composto tanta musica di qualità. Questo, però, sempre col contributo di Dave Keuning, fondatore del gruppo e co-scrittore di capolavori come Mr. Brightside.

Da diverso tempo, Keuning ha pensato di abbandonare i grandi palcoscenici e dedicarsi di più a se stesso, producendo musica in autonomia, senza lo stress di gestire dei tour internazionali, una scelta legittima. Pensare però oggi a una band di fama mondiale che prosegue il proprio percorso senza il membro fondatore, nonché chitarrista, sembra rimandare a una sola idea: operazione commerciale. In realtà, oggi non saprei nemmeno fino a che punto tutto ciò possa essere definito come una vera e potenzialmente vincente operazione commerciale da “ritorno” o da “reunion” poiché, se lo fanno tutti, viene inevitabilmente meno l’attrazione per “sorprese” così; accettare che un gruppo dalla spiccata personalità possa pensare di proseguire la carriera producendo e soprattutto esibendosi con un chitarrista non di ruolo, oltretutto per una scelta fatta a priori, deve far almeno riflettere. Personalmente la cosa mi fa un po’ rabbrividire.

Siamo sinceri, oggi la produzione digitale consente la sostituzione di qualsiasi strumento, sicché la stessa band o un fidelizzato nerd appassionato di Rock n’ Roll possono sistemare buona parte dei problemi, quantomeno in fase di produzione. Ma il momento creativo e compositivo, oltre che l’impatto d’identità di fronte a un nutrito numero di fan che attende ore per ascoltarti, sono tutt’altra cosa.

Aspettando Imploding The Mirage

Tornando alla band di Las Vegas, la prova del nove è fissata per il 29 Maggio, quando uscirà Imploding The Mirage, sesto album inedito in meno di venti anni di carriera, successore di Wonderful Wonderful (caratterizzato cinematograficamente dalla straordinaria “Wonderful Walk” diretta dal regista romano Giorgio Testi). Il singolo Caution è stato già pubblicato e, anche se è francamente lontano dagli indimenticabili successi di qualche anno fa, si può sostanzialmente considerare un buon brano: l’utilizzo di synth tanto caro alle produzioni della band, un ritornello orecchiabile, un ritmo frizzante, e un titolo interpretabile come un monito. Quale monito? Attenzione! Siamo i The Killers, siamo un gruppo Rock: alla voce Flowers, al basso Stoermer, alla batteria Vannucci e… non abbiamo più un chitarrista, ma non l’abbiamo ucciso. O forse sì.

Giancarlo Caracciolo

Giancarlo Caracciolo

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