Un “pacco” ben confezionato da The Amazons?

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band inglese The Amazons

Per orecchie perennemente avide di nuovo rock, in un periodo storico decisamente dominato da altre voci e “campane” – hip-hop, R’n’B e trap su tutte – quella dei The Amazons rappresenta una delle realtà più interessanti da seguire. Il loro cammino, che pare essere collegato a doppio filo con quello di un altro intrigante nome del nuovo rock inglese, i Foals, parte intorno al 2014 da Reading, (non a caso epicentro di uno dei più grandi festival rock europei degli ultimi anni) quando Matt Thomson inizia a prestare ufficialmente voce e scrittura al quartetto inglese.

Un nuovo prodigio arena rock UK

La pubblicazione d’esordio, l’eponimo The Amazons, trascinato dal super singolo Black Magic, consegna immediatamente il gruppo di Reading alla ribalta della scena britannica, sempre pronta al lancio del nuovo fenomeno da copertina e alla ricerca quasi ossessiva del “next big thing”.

E oggi, trovare dei pezzi da 90, ovvero una realtà musicale solida e che suoni rock nel vero senso del termine non è certo semplice. Da un punto di vista strumentale infatti, il loro sound si contraddistingue per la pressoché totale assenza di tappeti synth, sempre più invasivi in tante altre produzioni. E non va nemmeno dato per scontato l’utilizzo che Thomson e compagni fanno di una seconda chitarra ad accompagnare quella ritmica.

L’approccio alla scrittura, inoltre, riprende, senza cadere in facili imitazioni, le atmosfere memorabili degli anni Settanta e Novanta, contando su una struttura robusta e ben consolidata, a tal punto da indurre la critica a parlare già dal debutto di arena rock. Tale definizione non può che porre l’attenzione su quanta enfasi venga posta dalla band sulla preparazione dei brani eseguiti dal vivo: nonostante una presenza sul palco ancora un po’ acerba e statica, i The Amazons (il cui nome si riferisce più alle Amazzoni che al gigante dell’ e-commerce) si stanno confermando musicalmente animali da palcoscenico.

Una conferma da Future Dust (2019)

A favore della band c’è anche il superamento della legge del secondo album, che, citando Caparezza, è sempre il più difficile nella carriera di un artista. Future Dust, pubblicato nel 2019, conferma infatti la solidità del disco d’esordio. Il singolo Mother e il relativo testo, inno all’amore incondizionato, ha tutti i connotati della poesia rock “epica”, di quelle che non si sentivano ormai da troppo tempo. Cifra, questa, che conferma l’attitudine compositiva pronunciata per l’arena, che in molti avevano riconosciuto alla band.

Il secondo impegno discografico di ampio respiro ha forse iniziato ad assegnare un’identità più definita al gruppo. I The Amazons hanno oggi nelle mani la lanterna (forse più una spada di Damocle) di discepoli del rock, al fianco dei già citati Foals e di band come Biffy Clyro e Royal Blood. Tutte avventure musicali rigorosamente Made In Britain.

Autentico rock o pacco commerciale?

Per quale motivo allora parlo di possibile “pacco” ben confezionato? Tralasciando l’ormai discutibile prassi, pilotata dalle major, del disco rivisitato immediatamente in versione deluxe (nel caso specifico si tratta addirittura dell’album di debutto), i primi dubbi sorgono dopo un attento ascolto della loro produzione.

Per quanto oggi sia necessario fare i conti con stereotipi lontani del passato e per quanto non sia corretto fare paragoni con i fantasmi di leggende come Led Zeppelin e Nirvana (che il gruppo inglese considera come ispiratori), è anche vero che non possiamo farci andare bene tutto. Nonostante le chitarre si sentano bene, il contorno offerto dalla band, compresi aspetti superficiali come abiti e capigliature, non paiono poi così rock ‘n’ roll. Pur ammettendo a noi stessi che il tempo delle chitarre è passato, non possiamo farci incantare da un suono che risulta essere forse eccessivamente catchy e pulito per una band che ostenta un ruolo da realtà rock.

Look e dichiarazioni troppo tiepide

Lo abbiamo detto, il discorso vale anche per il look. Siamo troppo distanti dalla connotazione di “bad boys” alla quale l’universo rock, per essenza e per natura, è e resterà legato in maniera inossidabile. Senza un minimo di tensione, di frizione con la società, viene difficile credere a una favola rock nel mondo di oggi. A conferma di questi pensieri, in un’intervista rilasciata alla BBC, la band ha dichiarato che l’auto in fiamme raffigurata nella copertina del disco d’esordio “non vuole rappresentare un atto di vandalismo, ma solo una metafora”. Siamo seri? Da quando siamo diventati così preoccupati del politically correct e del pubblico delle TV di Stato?

Per esperienze pregresse che ormai fanno purtroppo scuola, il rischio è quello di ritrovarsi una realtà dalle oggettive potenzialità, ma  costretta, per necessità di mercato, a snaturarsi e a ostentare l’identità richiesta dal mercato più che far emergere la propria.
Il dilemma nasce quindi spontaneo: il “pacco” dall’Inghilterra è ormai arrivato a destinazione, raggiungendo il cuore dell’Europa. Sembra essere confezionato davvero bene. Io la mia scelta ormai l’ho fatta.

E voi? Aprite o rispedite al mittente?

Giancarlo Caracciolo

Giancarlo Caracciolo

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