Lost in DAW. Come scegliere la giusta Digital Audio Workstation – Manuale per audiofili #2

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Nel primo capitolo di questa rubrica dedicata agli audiofili ci siamo dedicati ad approfondire uno dei più singolari aspetti che caratterizza il mondo della produzione audio, ovvero il dualismo analogico/digitale. Iniziamo dunque a scavare all’interno di uno dei due mondi, vedendo insieme come approcciarsi alla scelta dei giusti strumenti digitali per le produzioni che intendiamo realizzare in the box.

 

La prima cosa da sapere, se ci si vuole approcciare a una produzione interamente attraverso le nostre scatole magiche che siamo solerti definire computer, è che la tua DAW – o Digital Audio Workstation – è lo strumento di creazione musicale definitivo. All’interno di un unico strumento trovi, nella maggior parte dei casi, pennelli, tela e tavolozza di colori per creare i tuoi capolavori musicali.  Di conseguenza, scegliere quello giusto – o decidere di cambiarlo – è un passo importante per qualsiasi producer più o meno esperto.

 

DAW” è un termine per descrivere qualsiasi software che consente al computer di agire come uno studio di produzione musicale. Quasi tutte le workstation digitali possono registrare strumenti e performance dal vivo e offrire strumenti di editing audio, arrangiamento, missaggio e post-produzione. Rispetto alle prime ormai storiche versioni, le attuali DAW possono fare cose che erano semplicemente inimmaginabili solo un decennio fa.

 

Forse proprio per questo, la maggior parte della musica moderna è prodotta tramite DAW.

 

Alcuni cenni storici sulle digital work station

 

I primi sistemi erano semplicemente degli appparecchi digitali atti alla trasmissione di segnali MIDI. Erano perciò in grado di inviare sequenze MIDI a strumenti come sintetizzatori e drum machine con pattern pre-scritti. Si trattava sicuramente di strumenti molto rudimentali, eppure hanno rivoluzionato il modo in cui la musica si scriveva, eseguiva e registrava. Per la prima volta, non era più necessario suonare lo strumento dal vivo, poiché i sistemi digitali erano in grado di suonare da soli leggendo e riproducendo nel corretto ordine i messaggi MIDI contenuti nei buffer trasmessi via cavo.

 

Nel corso degli anni, questi semplici sistemi hanno sviluppato diverse funzionalità come il mix multitraccia, la possibilità di registrare sorgenti analogiche, l’implementazione di diversi plug-in che ne hanno arricchito le potenzialità e l’editing audio.

 

Il ruolo di aziende come AKAI, Apple, Atari e Commodore nello sviluppo delle DAW

 

Aziende come AKAI, Commodore, Atari e Apple hanno iniziato a sviluppare questi sistemi per uso domestico aprendo il mercato a migliaia di nuovi utenti. Non più solo gli iper-skillati tecnici dei grandi studi. Qualsiasi utente appassionato, oltre che alla musica suonata, anche al mondo audio poteva finalmente coltivare la propria creatività, senza ipotecare casa per acquistare le costosissime macchine analogiche. All’improvviso non avevi più bisogno di uno studio di registrazione all’ultimo grido e di turnisti eccelsi per poter incidere un disco (forse… ), potevi per la prima volta creare musica dal tuo computer di casa con pochi strumenti elettronici e una DAW.

 

La rivoluzione sociale delle DAW e i nuovi generi

 

Si tratta sicuramente di una delle innovazioni che ha cambiato il corso della produzione musicale per sempre. Nuovi generi musicali iniziarono a proliferare, divenendo incipit per quella che conosciamo come musica elettronica. La produzione musicale smise di essere esclusivamente appannaggio di musicisti qualificati e studi di registrazione professionali.

Le prime DAW continuavano però ad avere grossi limiti. Ad esempio, il leggendario campionatore AKAI MPC2000 aveva una memoria di sistema totale di soli 6 secondi. Quindi gli utenti erano costretti a ridurre i campioni in minuscoli frames organizzandoli in brevi loop musicali. Un limite che però divenne di fondamentale importanza nella nascita del beat-making. Ancora oggi ascoltando artisti come Flying Lotus ci possiamo rendere conto di quanto questo limite abbia poi influenzato lo sviluppo di certe sonorità.

 

Come scegliere la propria DAW

 

Torniamo però ai nuovi anni ’20. Le potenzialità delle DAW moderne sono infinite e, se potessimo scegliere quale usare indipendentemente da fattori tecnici ed economici, sceglieremmo sicuramente il top del top. Ma, proprio come quando si va dal concessionario a scegliere una nuova auto, anche in questo caso dobbiamo orientare la nostra decisione sulla base di alcuni particolari adatti alle nostre esigenze. Insomma a parità di prezzo e optional, la macchina perfetta per te non è uguale a quella ideale per un’altra persona.

 

Sicuramente è opportuno restringere il campo della scelta. Non è semplice definire infatti cosa vogliamo dalla nostra workstation in maniera assoluta, dal momento che tutti entrano nella produzione musicale con obiettivi e predisposizioni diverse. Ma proviamo a riassumere alcune domande da porci obbligatoriamente prima di acquistare o, più semplicemente “scaricare” (legalmente, sia chiaro) la nostra DAW.

 

1. Puoi permetterti una DAW?

 

Sicuramente la prima domanda da porsi prima di procedere con l’acquisto. I prezzi delle DAW variano da quelle assolutamente gratuite a quelli di fascia alta, di livello professionale (un po’ come gli strumenti “veri”). Tuttavia, molte DAW di fascia bassa peccano di contenuti aggiuntivi che, ahinoi spesso, non si possono integrare acquistando plugin e bundle esterni. Il giusto trade-off è sicuramente quello di approcciarsi in fase iniziale a uno strumento di fascia bassa iniziando a smanettare con gli strumenti di serie, per poi iniziare ad acquistare uno strumento di fascia intermedia con plugin di terze parti. Ultimamente, ci sono diversi produttori che offrono un servizio in abbonamento, evitando la necessità di un acquisto “corposo” anticipato. Se sei uno studente, puoi inoltre beneficiare delle varie convenzioni “Edu” offerte dai principali costruttori come AVID e Steinberg.

 

2. Lavori da solo o hai necessità di lavorare in maniera condivisa?

 

Uno dei punti focali della condivisione di materiale audio è che, se non si condivide lo stesso sistema di produzione, non è possibile nella maggior parte dei casi scambiarsi dei progetti “open” su cui lavorare. Ragion per cui, se lavori in uno studio professionale o, più semplicemente, fai parte di una band e ogni membro deve poter integrare delle tracce o mettere mani al progetto dal proprio device (cosa che in questo periodo è diventata sempre più necessaria), devi in qualche modo uniformare il workflow. Ovviamente non solo la stessa DAW ma anche gli stessi Plugin. In alternativa puoi esportare dei bounce già processati per farli importare al tuo collega nella sua DAW (anche se ne limiterai le possibilità di manovra).

 

3. Vuoi ispirarti a qualcuno?

 

Qui non si parla di mera ispirazione “musicale”, ma si tratta di decidere di ispirarsi al nostro tecnico preferito (o magari andare a vedere chi ha messo mano alle nostre produzioni preferite) e cercare di trarre il massimo dal suo knowhow. Oggigiorno diversi produttori e tecnici del suono di fama internazionale dispensano pillole sul loro modo di lavorare e sul loro stack tecnologico. Se non sai da dove partire, è importante che tu apprenda dai migliori.

 

Ovviamente il rischio è che loro utilizzino strumenti molto costosi o che ben si integrino con l’attrezzatura analogica presente nei loro studi professionali. In alcuni casi, però, sarà possibile andare a recuperare versioni “free” o simili dei software utilizzati. Personalmente ho scelto alcuni dei miei plugin e strumenti sulla base di diverse masterclass fatte con alcuni dei più grandi fonici internazionali come Tom Lord-Alge, Sylvia Massy e Tommaso Colliva (scoprendo grazie a lui il TAL Reverb, un plugin riverbero totalmente gratuito che spacca). Questo è stato possibile grazie anche alla collaborazione che Elephant Music ha stretto con gli amici di Sound by Side.

 

4. Che sistema operativo utilizzi e quali sono le potenzialità del tuo device?

 

La maggior parte delle DAW sono multipiattaforma, ma vale la pena controllare prima di fare il grande passo. Ad esempio, Logic Pro X di Apple è disponibile solo per Mac OS. Tuttavia, i giorni in cui il Mac veniva considerato la piattaforma standard del settore “creativo” sono finiti. È bene considerare che oltre al sistema operativo è di fondamentale importanza avere un hardware potente a sufficienza per poter gestire alcuni processori di segnale e librerie di suoni molto pesanti. Sicuramente un SSD (Solid State Disk), 16 gb di RAM e un processore di media potenza (si consiglia solitamente almeno un Intel i5 non necessariamente di ultima generazione), possono agevolarti nell’utilizzo di Software leggermente più impegnativi.

 

5. A che livello vuoi portare la tua produzione?

 

La produzione è tutta una questione di intenti. È abbastanza chiaro che c’è differenza tra chi vuole semplicemente fare una pre-produzione dei propri brani e chi invece vuole fare mixing a livello pro a tal punto da farlo diventare una professione. Ed è altrettanto ovvio che intenti diversi portano all’utilizzo di strumenti diversi. Quindi è opportuno mettere da subito in chiaro dove si vuole portare la produzione per poter fare una scelta sensata e “pesata” sulle nostre esigenze.

 

Ad esempio molti studi professionali sfruttano i sistemi AVID come standard de facto, per cui semmai ci si dovesse interfacciare a lavorare con o per uno di essi è inevitabile l’utilizzo di Pro Tools come DAW. Se invece stiamo semplicemente iniziando a lavorare su dei nostri brani per farli ascoltare ai nostri amici o a un produttore/etichetta, esistono software gratuiti più che sufficienti.

 

6. Citando Mondo Marcio, ti aspetti di restare “dentro la scatola” o di uscirne fuori?

 

La maggior parte dei producer di musica elettronica, lavora prevalentemente in the box. Ciò significa che svolgono quasi tutto il loro processing esclusivamente all’interno dei confini della propria DAW. Tuttavia, per molti altri sorge l’esigenza di lavorare con il MIDI, registrare strumenti e voci reali o utilizzare la propria DAW come sequencer durante un’esecuzione dal vivo.

 

Molte DAW si differenziano per la capacità di soddisfare queste diverse esigenze, nella maggior parte dei casi integrandole con interfacce audio (banalmente via USB) o altre tipologie di outboard. Alcune di esse sono progettate proprio pensando all’esecuzione di una performance dal vivo, offrendo meno opzioni per il routing, il collegamento e il reindirizzamento dei bus di sorgenti sonore in ingresso e in uscita. Altre ancora sono più focalizzate sul recording in studio, mentre altre hanno funzionalità MIDI pressoché limitate a zero.

 

Ready, set, go!

 

Spero di averti dato l’infarinatura generale necessaria a orientare la tua scelta. Ma voglio fare di più, illustrandoti alcuni aspetti delle principali DAW presenti sul mercato.

 

Ableton Live

 

Ableton Live è un’ottima scelta per chi cerca un approccio integrato al MIDI e alle performance dal vivo. È una delle DAW più popolari in circolazione e puoi trovare migliaia di tutorial e guide online. Inoltre, i suoi plug-in e la gamma di pacchetti audio la rendono una delle opzioni più complete.

 

Prezzo: free (Lite) / $ 449 (Standard) / $ 749 (Suite)

 

Logic Pro X

 

Logic è estremamente popolare per i suoi plugin di alta qualità, le fantastiche opzioni di editing audio e gli strumenti di composizione e producing dal design accattivante. La DAW preferita da molti studi professionali grazie al suo flusso di lavoro intuitivo e alle sue capacità a tutto tondo, specialmente durante la fase più “creativa” della produzione. Unica pecca: è solo per gli utenti MacOS.

 

Prezzo: $ 199 (MacOS users only)

 

AVID Pro Tools

 

Pro Tools è spesso il preferito in ambito professionale. Come dicevamo prima, è lo standard del settore per molti professionisti in diversi ambiti, dalla musica al sound design, dal doppiaggio alla post produzione. Pro Tools non utilizza plug-in in formato VST o AU poiché ha il suo formato AAX. Questo è un punto molto importante da considerare poiché non tutti i plugin sono disponibili come AAX. Quindi, se usate Pro Tools, attenzione a quali plugin di terze parti acquistate!

 

Prezzo: free (Pro Tools First – fino a 16 tracce) / $ 24,92 al mese di abbonamento di 1 anno – fino a 128 tracce (Pro) / $ 83,25 al mese di abbonamento di 1 anno – fino a 256 tracce (Pro Ultimate)

 

Cockos Reaper

 

Non c’è molto che Reaper non possa fare. È un’opzione incredibilmente buona nella sua forma gratuita (il software è disponibile fino alla versione 6.99 in versione completamente free. Le versioni successive sono a pagamento). Reaper non viene fornito con una libreria di campioni di alcun tipo, quindi dovrai rifornirti esclusivamente di sample esterni. Questo potrebbe essere un vantaggio per chi ha uno spazio limitato sul proprio hard disk.

 

Prezzo: free (fino a v6.99) / $ 60 (ultima versione – con 60 giorni di prova gratuita)

 

Audacity

 

Audacity è semplice da usare e brillante per l’editing audio. Si tratta di una DAW storica utilizzata da molti nei primi anni 2000. Sebbene non sia certamente completo (nessun routing MIDI, ad esempio), può integrare altre DAW oltre a essere uno strumento di editing audio stand alone. E, soprattutto, è completamente gratuito.

 

Prezzo: free

 

Image Line FL Studio 20

 

FL Studio 20 è stato nominato Miglior DAW al mondo da Music Radar e ha un’entusiasta community online di produttori e beat maker che pubblicano tonnellate di tutorial e guide online. Avendo iniziato la vita come Fruity Loops nella sua versione entry-level, si è evoluto in una DAW completa con una forte enfasi sulla visualizzazione del processo di produzione. Adatta a beat-maker e producer di musica elettronica.

 

Prezzo: $ 110 (Producer Signature Bundle) / $ 710 (pacchetto completo)

 

Reason

 

Propellerheads’ Reason è una DAW molto potente di particolare interesse per i suoi synth modulari di fabbrica. È sicuramente la DAW più indicata per chi necessita di uno strumento estremamente versatile e creativo, in particolare per i produttori che fanno un uso molto sfrenato di synth digitali.

 

Prezzo: free (30 giorni di prova) / $ 399

 

Steinberg Cubase

 

Cubase è una delle DAW più longeve in circolazione. Utilizzata per produrre alcune più grandi produzioni della storia, ha subito molti aggiornamenti nel corso degli anni. È una delle DAW più rispettate, con un fedele esercito di utenti. Il suo approccio preciso alla manipolazione della beatgrid e le funzionalità avanzate di routing FX rendono la produzione creativa fluida e divertente. L’esperienza di Steinberg nel campo del processamento sonoro digitale si sente e, sicuramente non ha nulla da invidiare a Pro Tools.

 

Prezzo (circa): $ 110 (Elements) / $ 340 (Artist) / $ 620 (Pro)

 

Studio One

 

Studio One di Presonus è una DAW brillante, con alcune caratteristiche uniche ed è incluso nei bundle di molte delle interfacce audio di alta qualità di Presonus. Questo sicuramente può rappresentare un notevole risparmio sui costi di avvio dovendo acquistare molto spesso anche una scheda audio, un microfono e un paio di ascolti di base. È una delle DAW in più rapida crescita oggi, il suo workflow intuitivo la rende un serio contendente al titolo di migliore DAW negli anni a venire.

 

Prezzo: free (Prime) / $ 399 (Pro)

 

Conclusioni

 

Non posso certamente definire quale DAW sia la migliore per le tue esigenze artistiche o professionali. Lo scopo di questa guida è quello di aiutarti a orientare la tua scelta verso la workstation che soddisfi maggiormente le necessità di breve e lungo termine, su misura per il tuo budget e che dia spazio alla tua vena creativa e alla possibilità di imparare a sviluppare nuove competenze tecniche.

 

Sfrutta i periodi di prova di alcune di queste DAW e scegli cosa fa al caso tuo. Ci vediamo al prossimo manuale!

Simone D'Andria

Simone D'Andria

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